La Storia della Tritium 1908
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Centosette anni. Questo è il nostro vero patrimonio. Cerchiamo di raccontarvela qui, in una ricostruzione  per paragrafi che attraversa trionfi e difficoltà della nostra storia. Una successione di fatti, luoghi, risultati, ma  soprattutto di persone che sono e saranno sempre parte della famiglia Tritium.

La fonte è il libro edito per i festeggiamenti del Centenario dalla fondazione della società, RINO TINELLI,  “Tritium. Cento battiti un solo cuore“, © 2008 Tritium Calcio 1908 – Tutti i diritti riservati.

LE ORIGINI DELLA TRITIUM

Perché Tritium? Che voleva dire, cosa voleva significare? È costume – si potrebbe dire generalmente adottato  – dare ad organismi nascenti il nome, od almeno la radice del nome, del posto dove sorgono, così avveniva  anche in occasione dell’evento trezzese: un omaggio al nome del proprio paese, un segno di attaccamento alla  propria terra. E siccome il nome “Trezzo” (che si vuole derivi dal celtico “Trecc”, che significa promontorio), ha  una pronuncia un po’ aspra, si credette bene adottare la versione latina: “Tritium”, un sostantivo più fluido ed  anche più risonante. Questa tesi pare sia stata sostenuta dal dottor Ferdinando Fodera che, oltre a saperne di  latino, aveva in corso una ricerca per appurare la ragione e il significato del nome dato, nei tempi lontani, al  nostro paese.

Certo, questo nome non mancò di risultare un po’ duro al popolo, che, digiuno di latino e sordo ai suggerimenti  degli intenditori, prese a pronunciarlo fedelmente com’è scritto; vezzo curioso che fece una certa strada e che  non è ancora spento.

La “Tritium” nacque nel 1908 sotto la ragione di Società Ginnastica. In un primo tempo, infatti, si limitò agli  esercizi ginnici. Aveva una rudimentale palestra in fondo a via Valverde, presso la cintura del Castello, messa a  disposizione dal simpatizzante Peppino Radaelli. L’anno dopo assunse la denominazione di Società Ciclistica. La  “bici” aveva avuto impulso ed una certa diffusione in seguito al primo giro ciclistico d’Italia, disputato nel 1909 e  vinto da Ganna. La squadra di calcio venne nel 1910. Costituita per interessamento dello studente Agostino  Perego, giocò la sua prima partita contro la squadra universitaria 29 del Milan. L’avvenimento fece scalpore; vi fu  subito chi si appassionò a vedere quei ragazzi in mutandoni, come si commenterebbe oggi considerando l’evoluzione dei calzoncini da gioco, alle prese col pallone di cuoio. Si era dovuto affrontare il problema del campo da gioco. Dove sbattere la testa? Erano tempi che, pure con un certo risveglio nel settore industriale, l’agricoltura rappresentava sempre la prima derrata del paese. In quel momento per il campo di pallone era quindi sconsigliabile sottrarre terreno alla coltivazione. Così la scelta cadde sopra una cava, una specie di anfiteatro a un tiro di schioppo da quella “Rocca” che fu un avamposto del Castello. A questo “campo” si arrivava per un viottolo, battuto in un primo tempo solo dai passi di chi vi passava: bastò questo particolare perché venisse battezzato volgarmente “Pista”; nome usato dal popolo, ancora oggi, per indicare il campo sportivo.

Fortuna dei nomi sbocciati dalla fantasia del popolo!

Dal 1945, con la stesura del nuovo statuto, comincia ad enuclearsi una impostazione differente che inizia ad allargare la base della Società. Questo fermento perviene a un risultato completo nel 1953, quando un gruppo di giovani, guidati da Francesco Campanale, Mario Mariani, Peppino Solcia e Nino Colombo portò, si può dire, l’intero paese ad interessarsi della Tritium come di cosa propria. E questa fu la vera svolta di carattere sociale, poiché la squadra di calcio non fu più di alcuni appassionati sportivi ma di tutto il paese. E’ da questo momento che l’intero paese, chi più chi meno, diventa parte integrante del Sodalizio sportivo.

DALLA FONDAZIONE ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Il nome di “Ginnastica Tritium” fa ben intuire quali attività quel gruppo di appassionati, diretti dai più aristocratici, pratichi. Accanto alla palla rotonda, al tamburello, fiorisce in modo particolare la ginnastica, il ciclismo, il canottaggio, il nuoto, il tiro al piattello, la corsa podistica in una summa di interessi sportivi che fa presto a diffondersi nella piccola cittadina trezzese; di tutte queste discipline, il calcio è ancora a livelli provinciali molto bassi.

L’idea di legare in modo prevalente, il gioco del calcio alla Società Trezzese, non è però molto lontana. Nel 1911 le due ruote vengono abbandonate ed inizia a prevalere il gioco della palla. Così la società si trasforma in “Calcistica Tritium” per darsi poi il nome definitivo di “Società Sportiva Tritium”, denominazione che sarà tenuta immutata, salvo che per due brevi periodi di guerra, dove l’attività s’interrompe. Il conflitto mondiale porta vittime anche in casa bianco-azzurra, ed è per questo che si riprende solo nella stagione 1919-1920 con una vera e propria attività calcistica promossa e condotta dai superstiti, sotto la presidenza dell’Ing. Agostino Perego. Alla Tritium non esiste un chiaro assetto dirigenziale; il Presidente affida la conduzione della squadra e della Società ad alcune persone volenterose, tra le quali emerge, per il suo carattere umile e la sua adattabilità, Angelo Baggioli. A Trezzo si pensa, nonostante tutto, a impostare anche a livello organizzativo qualche cosa di concreto che non lasci impreparata tecnicamente ed atleticamente la squadra. È nel 1923 che si arriva ad una effettiva impostazione sportiva organizzata. La Tritium in questo anno vince la “Targa della Vittoria” ad Usmate, in un rinomato ed importante torneo annuale, che vede emergere la compagine di Trezzo su altre Società quali il Como, il Lecco e l’Internazionale, squadre partecipanti già ai campionati nazionali.

Ma la chiamata alle armi della classe 1904, alla quale fanno parte diversi giocatori militanti nella Tritium (circa otto su undici), porta al disfacimento, sia pure per un breve periodo, di questa forte squadra. E per un anno, dal 1925, si forma la “Società Giovani Calciatori Trezzesi”, nella quale giocano le nuove leve, ma solo in gare di minore importanza, impostate più che altro su partite amichevoli. Al ritorno dei reduci, si ricostituisce l’ossatura della Tritium e dal 1927 la Società ha la guida del Presidente Dott. Camillo Fodera. Con lui inizia la lunga strada calcistica dirigenziale Carletto Corti, che sinora è cresciuto tra i palloni; rimarrà, infatti, nella Tritium direttamente legato, sino alla fine del 1954.

Dopo una stagione d’inattività, nel 1929 la Tritium di Trezzo sull’Adda regolarizza la propria posizione modificando l’affiliazione al Direttorio II^ Zona (Lombardia) con la denominazione di F.G.C. (Fascio Giovanile di Combattimento) di Trezzo sull’Adda, con sede presso la Casa del Fascio – Campo Tritium. Partecipa al Campionato di 3^ Divisione Lombarda ed inserita nel girone C. Logicamente non si naviga in acque finanziarie calme, ma non si arriva neppure ad interrompere l’attività come avviene in altri paesi limitrofi. Negli anni immediatamente precedenti lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la Società viene assorbita dai gruppi politici esistenti. Scompare la vera e propria Tritium, ricostituita nel 1940-41 con sede presso la “Casa del Popolo”. In questo periodo, Carlo Colombo (Culùmbin), prima con il Presidente Dott. Camillo Fodera e poi con Dante Rolla, Presidente dal 1937 al 1944, è alla guida della Sportiva Trezzese, con ampi poteri di fiducia affidategli da entrambi. Nella stagione 1942-43 in pieno conflitto mondiale, la Sportiva Trezzese, si laurea Campione Lombardo di 2^ Divisione sotto la guida di Baggioli. La squadra è tutta formata da giocatori di Trezzo (all’infuori del portiere Vatta, proveniente da Brembate).

Il ricordo di Romano Tinelli: “Quando ci penso sento una nostalgia, ma una nostalgia… Durante la guerra si giocava al pallone (quando c’era la palla naturalmente) davanti alla società Operaia (due contro due, con una pallina da tennis), io nel gioco delle bocce dell’albergo Trezzo (fino a 10 contro 10 col pallone del povero Ezio Bugèl). Con i ragazzi della Valverde, ogni tanto, andavamo all’Adda e dove c’è la baracca del Cantum prendevamo un sentiero che su su per il cavone, mi portava in un posto che si chiamava Pista. Ho in mente un terreno grande, bel piatto, con un’erbetta alta 20 cm che si muoveva per l’arietta e c’era un gran silenzio. L’ultimo pensiero che lì, prima della guerra, la domenica c’era pieno di gente. Come potevo immaginare che sia quelli che giocavano, che quelli che gridavano “dai…tira” erano in Russia, in Africa, in Germania prigionieri, o magari, addirittura morti? L’ho scoperto dopo pianino pianino, quando, finita la guerra, mio padre Celeste, che era uno sportivo appassionato, ogni tanto, vincendo la resistenza di mia mamma che voleva mandarmi a dottrina, mi portava alla partita. Mi sembra ancora di vedere la via Rocca (l’unica strada che conduceva alla pista) tutta piena di buche, con tanta gente, d’età pressappoco di mio padre, tutti voltati di schiena, con in testa il cappello della festa. Indossavano il cappotto doppio-petto sempre slacciato per poter mettere una mano in tasca dei pantaloni e con l’altra fumare una Nazionale dal pacchetto da dieci. Avevano i denti gialli dal fumo e a tutti gli mancava qualche dente, forse perchè non era ancora stata inventata la dentiera da togliere e mettere. A me piacevano perché davano un senso di sicurezza anche perché assomigliavano tutti a mio padre. Parlavano sempre di tutto, ma di più della Breda, del Baghetti, del Caimi, del Strafurini, senza fare alcuna questione. Perché erano tutti nella stessa condizione e si davano sempre ragione a vicenda. Che bello, che bei momenti, che uomini! Prima della salita della Rocca si entrava da una porta, poi su per una scaletta con in alto il tavolino dei biglietti. Dopo aver pagato (io no!) finalmente, in fondo ad una stradina in discesa, vedevo, un po’ nascosta dalla gente in piedi di dietro, la porta con la rete che mi metteva addosso una cosa che!… Ecco. Si, di porte ne vedevo: fatte con sassi, con zoccoli, anche vere, di legno come quelle dell’oratorio; ma con le reti che mi davano quel senso “del massimo che c’è”, c’erano solo le porte della Pista, ben fatte. Attorno al campo su dei paletti alti come me, era tirata una corda grossa che, a furia di spingerla, tutte le domeniche si allungava di un pezzo. Quando arrivavo io c’erano in campo sempre le riserve. Mi ricordo il Gaio, il Pasun, il Fracas, il Grumel, il Pipii, il Casòt, e poi chi?…il Manenti. Erano momenti difficili e per le riserve ancor di più. Per dire che indossavano le maglie rosse sbiadite, anzi, una forse per sbaglio era stata lavata con la candeggina, perché era talmente sbiadita che invece di rossa sembrava blu. Anche il pallone era mezzo morto e sembrava che da un momento all’altro sarebbe schizzata fuori la camera d’aria. In ogni modo a loro “alle riserve” non interessava e giocavano alla bell’e meglio. Invece quando era il momento della 1^ squadra, era tutta un’altra faccenda e il segnale più evidente del cambiamentoera un sacco di trucioli da falegname (trucioli, non segatura) che un uomo spargeva davanti alle porte, per mascherare la fanghiglia. Le partite finivano quasi al buio, a meno che, all’improvviso, dai terreni dietro la porta vicino all’entrata scendeva la nebbia, e allora si finiva prima. Quando tornavano a casa, oltre al cappotto aperto e la sigaretta accesa, mio padre, i suoi compagni e tutti avevano il capo basso, un po’ tristi, perchè allora, finita la partita, era finita la festa e il pensiero era già rivolto di lunedì, al tram delle 5 e 10, o quello delle 6 e 20″.

LA RINASCITA DEL DOPOGUERRA E UN NUOVO AVVERSARIO

Il conflitto mondiale aveva messo in ginocchio il Paese; danni ingenti erano stati arrecati al mondo economico, con le aziende nelle condizioni di dover ricostruire gran parte dell’attività per poter continuare. Le famiglie contavano i familiari non più tornati dal dovere che erano stati chiamati, in particolare gli uomini, figli o capofamiglia. Chiaramente tutte le attività sportive si erano fermate a causa di un conflitto che aveva causato molte perdite anche tra gli stessi praticanti. Il campionato andò avanti in mezzo a mille difficoltà logistiche (molte le partite non iniziate perché l’altra squadra, anche usufruendo dei pochi mezzi pubblici, non poteva arrivare in tempo. L’Associazione Sportiva Trezzo al termine del conflitto aveva aderito a partecipare ad un Torneo delle squadre minori.

Di fronte alla ripresa dell’attività calcistica, da più parti in Trezzo si moltiplica il desiderio, anche attraverso lo sport, di riprendere una normale attività dopo il conflitto mondiale. Con una semplice lettera del 22 giugno 1945 Giuseppe Baggioli, il primo Sindaco di Trezzo dopo la Liberazione, comunica a Pozzi Antonio la nomina di Commissario delle Associazioni Sportive di Trezzo e lo invita formalmente, in piena collaborazione col Fronte della Gioventù e con i vari gruppi sportivi, di costituire il nuovo consiglio dell’Associazione Trezzese. Nella riunione del 4 luglio si decide l’assorbimento dell’Associazione Sportiva Trezzese che cessa di esistere. Il materiale di proprietà di quest’ultima e l’esistenza di Cassa di L. 3.000, passano alla nuova Società Sportiva Tritium che viene rivestita dei colori sociali della gloriosa Tritium, costituiti dal bianco e dall’azzurro.

Il Consiglio Straordinario decide con parere unanime, di costituire una squadra formata unicamente da elementi locali, a cui non mancano le capacità di ben figurare, in quanto una squadra “strapaesana” avrebbe raccolto intorno a sé maggiori suffragi e passione sportiva, e secondariamente le condizioni economiche non promettevano di acquistare dei calciatori che avrebbero gravato sul bilancio”. Si decide per la partecipazione al Campionato Lombardo di 1^ Divisione e il cambio di denominazione da Associazione Sportiva TRITIUM in Società Sportiva TRITIUM. La squadra viene inserita nel girone D della Lega Regionale Lombarda formato da 12 formazioni, ottenendo buoni risultati e classificandosi al quinto posto con 21 punti.

Nella successiva stagione (1946-47) in Trezzo nasce una nuova associazione che gioca al calcio, il Gruppo Sportivo “Accorsi & Baghetti”, che viene inserito nel Campionato di 1^ Divisione girone E, mentre la Tritium è nel girone G della medesima categoria. Diversi giocatori della Tritium dipendenti dell’Accorsi & Baghetti, per salvaguardare il proprio posto di lavoro, accettano di lasciare i colori biancoazzurri e di giocare nella locale squadra aziendale. La rottura venutasi a creare tra le due società di Trezzo ha prodotto antagonismo ma non ha però intaccato le forze tecniche delle due compagini, come si potrebbe credere; anzi, nonostante inserite in gironi diversi, Tritium e Accorsi & Baghetti sfoderano in questa e nella successiva annata prestazioni di rilievo. Nel 1948 la “Accorsi & Baghetti” cessa di esistere. La Tritium continua invece l’attività sotto la guida dell’Ing. Agostino Perego, ma al termine di questa stagione, per motivi finanziari, la Società per un anno si ferma. Alla fine degli anni Quaranta la mentalità vincente di molte società si trasferisce ai giocatori che, spinti alla ricerca della vittoria, chiedono esosi premi che portano inevitabilmente a chiudere i bilanci con enormi debiti e, in molti casi, con la conseguente chiusura dell’attività. Al termine del Campionato di 1^ Divisione, anno 1948-1949, anche la Società Tritium cessa la propria attività per questi motivi.

GLI ANNI CINQUANTA: UN DECENNIO DIFFICILE

All’inizio degli anni cinquanta, la società è allo sbando. Un gruppo di ragazzi, già ben inserito nel gioco del calcio, è tuttavia pronto a raccoglierne l’eredità. Tra la primavera e l’estate 1950 l’Ing. Perego convoca nel suo studio i vecchi irriducibili, appassionati della Tritium, tra cui Battista Scotti, Pietro Mora, Carlo Pirola, Angelo Abbiati, Mario Mariani, Dante Buzzetti, Carletto Corti, Sebastiano Rondelli e Greggia col proposito di far risorgere la società. Negli ambienti sportivi si ritorna a parlare di calcio, della Tritium e della “Pista”. La povera “Pista”, che è sempre stata il palcoscenico del nostro calcio, lasciata in triste abbandono, riapre di nuovo i cancelli pronta a ricevere le nuove leve calcistiche e a fornire speranze ed illusioni agli sportivi trezzesi. La squadra è formata prevalentemente da giovani trezzesi alla prima esperienza in campionato. L’avvio è tutt’altro che promettente, ma la classifica finale vede la compagine trezzese piazzata al quinto posto con la grande soddisfazione di quelle persone che hanno sempre creduto nella sua rinascita. Il girone è formato dal Bellusco, che vince il campionato e da: Caremoli, Cimbali, Montecatini, Siemens e Marconi di Milano, Nuova Sesto di Sesto San Giovanni, Robur di Rugginello, Pro Victoria di Monza, Stella Rossa di Cornate, Tritium di Trezzo sull’Adda, Vapriese di Vaprio d’Adda.

Stagione 1952-53
Anche nella stagione 1952-53 la formazione di Trezzo disputa con buoni risultati il campionato di 2^ Divisione, inserita nel girone B e vinto dall’Excelsior di Bergamo. La squadra termina il torneo al quarto posto ma viene ammessa a disputare nella successiva stagione il campionato di 1^ Divisione. Nella stagione 1953-54 un gruppo di giovani, guidati da Francesco Campanale, Mario Mariani, Peppino Solcia e Nino Colombo, prende coraggiosamente le redini della Società dando inizio ad un nuovo importante corso, basato sulla più larga partecipazione possibile della gente alla vita ed alla conduzione della Società. La svolta è favorevolmente accolta dai trezzesi che dimostrarono un grande spirito associazionistico. Il numero dei soci si amplia notevolmente, passando dalle solite poche decine a duecento. La squadra per ben figurare si rinforza notevolmente e, dopo un inizio in sordina, la classifica finale ci vede in seconda posizione a parimerito con il Pagazzano. Così per accedere alle finali regionali valide per l’ammissione in Promozione, occorre effettuare lo spareggio con la squadra bergamasca. Si gioca a Cassano davanti ad un folto pubblico con larga rappresentanza trezzese. La partita è molto combattuta, ma alla fine è vittoria per 3-1. Si va alle finali regionali e nella doppia sfida decisiva con l’Inverigo, una doppia vittoria regala la Promozione.

Stagione 1954-55
Viene eletto Presidente il Sig. Mario Mariani, e la squadra viene inserita in un girone di ferro che comprende: Inveruno, Corbetta, Pergolettese (l’attuale Pergocrema), Melzo. La squadra è seguita con grande entusiasmo e, dopo aver pagato l’iniziale scotto di matricola, si esprime su livelli soddisfacenti, ottenendo un tranquillo piazzamento di centro classifica.

Stagione 1955-1956
Nella stagione 1955-56, viene chiamato alla guida della squadra l’allenatore Bertiglia già all’ATM, che si dimostra un valido e competente tecnico. Al vertice del Consiglio si hanno numerosi cambiamenti. La Presidenza viene affidata al Dott. Sempio Filiberto, con il Cav. Mauri Luigi e il Sig. Baggioli Giorgio Vice-Presidenti, e i Sigg. Rottoli Aldo e Coletto Egidio responsabili delle Casse sociali e Segreteria. Si potenzia la squadra con l’arrivo del portiere Viganò dal Melzo, Ottolina e Corioni dal Cassano, Fracchiolla dalla Mottese, Roncato dalla Fulgor, Preti dal Magenta e Rossi dall’Atalanta, mentre si lancia un interessante giovane trezzese, Brambilla Mario. Da “L’Eco di Bergamo” del 30 settembre 1955. La squadra è forte in tutti i reparti ed ottiene importanti successi. Ma sul filo del traguardo è il Corbetta ad imporsi, mentre la nostra compagine ottiene un brillante 3° posto.

Stagione 1956-1957
È un periodo molto delicato nella vita della Società. Il risultato finanziario della passata stagione è negativo e sobbarcarsi l’impresa di prendere in mano le sorti della società, è estremamente arduo e difficile per chiunque. Ma il coraggio di Francesco Campanale non ha limiti: forma un nuovo Consiglio prevalentemente di giovani volonterosi. Nino Colombo (Bilòo), e Mario Mariani sono i due Vice Presidenti, la Segreteria è affidata al Rag. Angelo Abbiati, conferma Bertiglia alla guida tecnica e Guaitani Direttore Sportivo della squadra. Tutto l’organismo è ridimensionato: spese di gestione, rimborso spese e premi giocatori decurtati notevolmente. La Società deve ridimensionare la rosa della 1^ squadra cedendo quei giocatori contrari alla politica del Presidente Francesco Campanale che prevedeva la riduzione del rimborso spese verso i giocatori, e contenere le spese di gestione per evitare di peggiorare il già gravoso deficit ereditato dalle precedenti gestioni. Il parco giocatori viene ridotto all’indispensabile: vengono ceduti Cremonesi al Meda, Preti al Cassano, Verzeni al Cernusco, Corioni all’Osio, Rossi al Dalmine e Fracassetti per limiti d’età lascia il calcio. Gli arrivi sono solo due: Scotti dalla Cornatese e Lava dall’Osio Sotto, mentre rientra nei ranghi della Società Nino Radaelli lasciato libero dall’A.T.M. La politica imposta da Campanale dà i suoi frutti; la squadra è sempre installata nelle prime posizioni di classifica e, guidata con maestria dall’allenatore Bertiglia, è protagonista di un ottimo campionato ottenendo un prestigioso terzo posto davanti a formazioni ambiziose di successo come Abbiategrasso, Trevigliese e Inveruno.

Stagione 1957-1958
La validità della squadra che si è ben comportata l’anno precedente è confermata anche nella stagione successiva 1957-58 e la riconferma nella fiducia di tutto l’operato dirigenziale, tecnico e agonistico porta la Società ai migliori livelli della Lombardia.
La squadra è formata da: Viganò; Scaratti e Cini; Turelli, Ottolina e Pozzi; Mauri, Franco Pirola, Mandrini, Fracchiolla e Brambilla. La rosa è completata da Saronni, Nino Radaelli, Antonio Pirola, Pensotti, Silvano Barzaghi, come rincalzi.
Il Consiglio Direttivo è così composto: Presidente: Francesco Campanale, vicepresidenti: Mariani Mario e Nino Colombo, segretario: Angelo Abbiati, Direttore sportivo: Dante Guaitani. Consiglieri: Gianni Brambilla, Dante Bonfanti, Ettore Buzzetti, Luigino Lancrò, Sandrino Fumagalli, Giovanni Pirola, Mario Passoni, Carlo Rovelli, Achille Magni, Vincenzo Ghinzani, Giacomino Tresoldi, Giuseppe Solcia.

Stagione 1958-1959
Il 20 giugno 1958 si riunisce presso l’Asilo Umberto Margherita l’Assemblea dei Soci, ed in questa sede il Consiglio Direttivo, alla cui guida è il Presidente Campanale, rassegna le dimissioni. Dopo lunga ed animata discussione, viene proposta all’attenzione dei Soci una lista di Consiglieri che vengono eletti all’unanimità dai presenti. Si forma così il nuovo Direttivo; Radaelli Samuele viene eletto Presidente, Vice-Presidente è Colombo Nino, Segretario Franco Levati, cassiere ed economo Fracassi Arturo, mentre con mansioni diverse gli altri Consiglieri: Buzzetti Ettore, Ginestri Arnaldo, Brambilla Luigi, Brambilla Gianni, Bonfanti Celeste, Fumagalli Cesarino, Passoni Mario, Casiraghi Nino, Lancrò Luigino, Manenti Guido, Ghinzani Vincenzo. Viene riconfermato l’allenatore Bertiglia, la cui validità non è mai stata messa in discussione soprattutto per i brillanti risultati ottenuti nelle precedenti stagioni. Contemporaneamente la squadra viene rinforzata; arrivano Monzani (Muci) dalla Fulgor, ed il giovane Monopoli dall’Osio Sotto, mentre a novembre vengono tesserati Locatelli e Bosisio provenienti dal Rizzoli.
La nuova squadra si schiera con: Viganò; Scaratti, Albani; Turelli, Ottolina, Pozzi; Franco Pirola, Monzani, Monopoli, Brambilla, Sordi. Fanno parte della rosa anche Cini, Anonio Pirola, Saronni, Bosisio, Locatelli, Pensotti. L’inizio dell’attività coincide con i festeggiamenti del 50° di fondazione della Tritium. Di quest’anno è vivo il ricordo della volontà e della passione sfoderata dal Presidente Samuele Radaelli, che si dimostra sempre all’altezza delle più difficili situazioni e che rimane alla delicata guida del Sodalizio anche nei tre anni successivi in 1^ Categoria. I risultati iniziali sono eccellenti, la squadra colleziona dopo solo quattro gare ben sette punti. Poi alcuni risultati negativi, ed a metà campionato la squadra si riscatta parzialmente per giungere al termine del torneo, dopo disavventure e sfortune che perseguitano il complesso, a disputare gli spareggi per la retrocessione con la Vela Mesero e la Giana di Gorgonzola. La squadra viene sconfitta da entrambe le compagini avversarie e retrocede in 1^ Categoria.

Stagione 1959-1960
Numerose sono le difficoltà a mettere in campo una squadra per affrontare un campionato di 1^ Categoria; i dirigenti, ed in particolare il Presidente Samuele Radaelli, sono consapevoli di dover affrontare un calendario difficoltoso senza disporre di un valido gruppo che non ha avuto l’apporto della Commissione Tecnica costituita per gestire al meglio l’allestimento della squadra. Si valuta quindi l’opportunità di non rischiare e di partecipare a quello di 2^ Categoria, ma la Lega invita la Tritium a presentare l’iscrizione al campionato di 1^ Categoria. Durante lo svolgimento del Torneo alcuni giocatori lasciano la squadra per diversi motivi: dalle difficoltà di lavoro a richieste di ingaggio esose, da infortuni a interessamento da parte di altre società. Per questi motivi la formazione riesce con fatica a terminare la stagione, in quanto non più all’altezza del Torneo, ma riesce a salvarsi per un sol punto.

GLI ANNI SESSANTA: LA RISCOSSA DAL SETTORE GIOVANILE

Anni 1960-61-62
Nel 1960-61 la situazione diventa pesante. Le somme per l’acquisto dei giocatori, per l’avvicendamento della squadra, sono insostenibili. Il pubblico diserta sempre con maggior frequenza le tribune, attratto dalle vicende dei campionati maggiori (Serie A e B), e facilitati dallo sviluppo del mezzo di trasporto. Il Consiglio eletto, resosi conto della situazione, decide di istituire per la prima volta il Settore Giovanile, con l’intento di poter dare nuovi giocatori alla squadra maggiore e soprattutto di avvicinare gente più giovane alla Società. Il compito non è dei più facili, anche perché i ragazzi sono orientati verso altre attrattive. L’iniziativa si conferma tutt’altro che negativa, anzi, il reclutamento raggiunge un notevole successo; si crea così una squadra Juniores che si iscrive alla Lega Giovanile di Treviglio. Il mandato, affidato al Sig. Brambilla Luigi (tecnico) e Comotti Luigi (responsabile). I risultati vanno oltre le più rosee previsioni; già a metà campionato un giocatore viene inserito in 1^squadra, e quattro altri ragazzi vengono convocati per la Rappresentativa di Lega. La squadra Juniores termina la stagione vincendo la “Coppa Primavera” organizzata dal Comitato di Treviglio. Nella stagione successiva, 1961-62, nonostante i risultati soddisfacenti del Settore Giovanile, la 1^ squadra della Tritium non riesce ad uscire dalla crisi che da tempo la travaglia. La squadra retrocede in 2^ Categoria mettendo in difficoltà anche il Consiglio Direttivo, che al termine della stessa stagione, non riesce a presentare la lista completa del nuovo Consiglio all’Assemblea Ordinaria dei Soci, per mancanza di persone disposte ad accettare la gravosa situazione.

Stagione 1962-63
Dopo l’Assemblea Straordinaria del 6 luglio 1962, si riesce a comporre il nuovo Consiglio presieduto dal sig. Colombo Luigi che accetta la proposta della stessa Assemblea di modificare totalmente la politica societaria e di tornare al puro dilettantismo. Il Consiglio Direttivo applica alla lettera il mandato e con coraggio affronta la situazione che viene portata immediatamente a conoscenza dei giocatori con estrema chiarezza. Quei giocatori che sino ad allora erano abituati a percepire dei grossi premi partita e dei proficui reingaggi, vengono sensibilizzati dai Dirigenti e, buona parte di essi, accettano senza alcuna riserva, garantendo da quel momento che la loro prestazione non sarebbe venuta meno. Di quei pochi che non accettano le proposte dell’Assemblea, si realizzano delle discrete somme, trasferendoli ad altre Società. Malgrado i risultati tecnici della 1^ squadra non risultino dei più positivi, lo spirito agonistico e di sacrificio, i valori morali e soprattutto il rapporto familiare che intercorrono tra giocatori e Dirigenti dopo questa scelta, segnano un periodo tra i più belli della nostra Società.
Intanto l’attività del Settore Giovanile progredisce notevolmente; buona parte dei giocatori sono pronti per la 1^ squadra, nella quale già si pensa di inserire per la successiva stagione almeno otto elementi di Trezzo; un’ambizione questa che da tempo tutti sognano di realizzare. Inoltre, si riesce a sfornare dallo stesso Settore Giovanile un campioncino, Mario Barzaghi, che viene ceduto al Milan valorizzando notevolmente il capitale societario. Al termine di quella stagione, la 1^ squadra si piazza a metà classifica, mentre la squadra “Juniores” vince il suo girone. Nel medesimo tempo si sostituisce l’allenatore Scurato affidando l’incarico di allenatore a Luigi Brambilla, mentre la squadra Juniores è affidata a Ettore Buzzetti. In questo stato di fatto, si nota un miglioramento tecnico nelle prestazioni delle due squadre; il pubblico, anche se di modesto numero, ritorna sugli spalti, ripaga dirigenti e giocatori per le scelte effettuate.

Stagione 1963-1964
Nella stagione 1963-64 il Presidente Colombo Luigi è sostituito da Brambilla Luigi (Vicepresidenti Pirola Antonio e Pozzi Angelo); la 1^ squadra viene affidata a Piero Barzaghi, mentre alla Juniores viene confermato Ettore Buzzetti. La politica della Società non muta; i proventi per la cessione di Mario Barzaghi, avutasi nella precedente stagione, sommati alla riduzione delle spese (con nessuna uscita nelle voci premi partita, reingaggi ed acquisti), migliorano notevolmente la situazione economica, nonostante i risultati sportivi restino poco brillanti. Al termine della stagione la Tritium finisce in terzultima posizione e retrocede, ma viene ripescata e l’anno successivo gioca di nuovo in 2^ Categoria.

Stagione 1964-1965
Durante la stagione successiva, 1964-65, l’unico cambiamento delle cariche direttive riguarda la Vice-Presidenza che viene affidata a Vergani Bernardo. Scaturisce evidente la volontà da parte di tutti di continuare la politica dell’anno precedente, basata su un’attività prettamente dilettantistica. Nonostante questo, il livello agonistico si mantiene alto per il comportamento dei giocatori che risulta esemplare; la squadra si aggiudica la Coppa Disciplina, senza subire ammonizioni o squalifiche. Nel Settore Giovanile emerge un altro giovane, Ambrogio Brambilla, che viene trasferito al Monza, ed altri elementi si notano pronti per la squadra maggiore, che si classifica al 6° posto al termine del campionato di 2^Categoria. Il pubblico che segue la 1^ squadra, oltre ad essere sempre più numeroso, mostra maggior interesse verso le vicende della Società.

Stagione 1965-66
Le competizioni in campionato divengono sempre più interessanti, e stimolati dalla situazione finanziaria sufficientemente positiva, si arriva ad elargire dei piccoli incentivi verso i giocatori. Al termine della stagione si deve gioco forza arrivare ad un rimpasto, sia per l’avvicendamento formale della Presidenza, sia per la sostituzione del tecnico Buzzetti. Nella riunione del Consiglio Direttivo del 21 giugno 1966 i presenti all’unanimità affidano a Bernardo Vergani la massima carica della Società; Vice Presidente è nominato Giovanni Arzuffi, mentre la direzione tecnica della squadra viene assunta dall’allora presidente Luigi Brambilla. Il Settore Giovanile continua regolarmente l’attività, ed ancora in esso viene alla ribalta il giovane Fiorino Pepe che viene utilizzato, appena 17nne, in 1^ squadra; questa evidenzia una certa competitività, anche con squadre più qualificate, ottenendo consensi un po’ dovunque. Ad assistere alle gare il pubblico aumenta a vista d’occhio, e la situazione finanziaria ritorna favorevole. In seno al Consiglio Direttivo, si possono già intravedere degli ambiziosi programmi per la successiva stagione. Nello stesso anno gli Allievi vincono il rispettivo campionato.

Stagione 1966-67
Nella stagione 1966-67 la 1^ squadra esplode: vince da dominatrice il campionato di 2^ Categoria, girone N, e lancia definitivamente Fiorino Pepe che, di lì a poco, viene ceduto al Monza e che successivamente passa al Palermo in serie B e al Cesena in A, per finire in seguito nelle file della Spal. Dopo alcuni campionati di transizione, in cui per ragioni di bilancio erano stati limitati nuovi tesseramenti, ora si cerca di dare una scossa all’ambiente azzardando alcuni acquisti che si rivelano nel prosieguo del campionato azzeccatissimi sotto tutti i punti di vista. Vengono a giocare sulle rive dell’Adda, Erba e Foiadelli dal Ponte, Airaghi dalla Candy, Zucchinali dal Leffe e Carsana dalla Milanina. Affidata alla Presidenza dell’appassionato e dinamico Presidente Vergani e sotto la guida tecnica di Luigi Brambilla, i risultati non tardano a venire. All’inizio di questa stagione, su iniziativa del Presidente Vergani nasce un opuscolo denominato “Forza Tritium”, avente lo scopo di informare il pubblico sulle attività del Sodalizio. L’inizio del Torneo è abbastanza favorevole alla squadra trezzese: il gruppo gira a pieno regime e s’insedia sin dalla prima giornata in vetta alla classifica. La squadra mette in risalto la forza d’urto di un attacco che ha in Francesco Airaghi la sua punta di diamante a segno ben ventiquattro volte. Al giro di boa del campionato la squadra è in vetta e il girone di ritorno diventa una carrellata di ottime prestazioni, che portano alla vittoria del girone con 4 giornate di anticipo. Trezzo sportiva vive un’annata eccezionale nel quale tutta la comunità si è stretta intorno alla sua Tritium per festeggiare la raggiante promozione in 1^ Categoria.

Stagione 1967-68-69-70
Negli anni successivi in 1^ Categoria, sotto la guida degli allenatori Brambilla prima e Pozzi poi, si ottengono onorevoli piazzamenti, raggiungendo nel 1970 un record difficilmente eguagliabile di ben 22 partite consecutive utili.

GLI ANNI SETTANTA: LA SCALATA DEL CALCIO PROVINCIALE

Stagione 1970-1971
L’ottimo torneo che verrà disputato in questa stagione non è che il prologo alla significativa vittoria in Coppa Lombardia, primo importante traguardo di una scalata mai registrata nella storia della Società, che premia i dirigenti e gli sportivi ancora delusi da un campionato perso sul filo di lana. La vittoria finale nel campionato va ai rivali della Fulgor di Canonica d’Adda, ma l’avventura irripetibile nella coppa regionale resta memorabile. La squadra è notevolmente rinforzata per gli arrivi di Baracchetti e Micheli dal Palazzolo, Pesenti dal Saronno, Bianchi dal Pagazzano, Barzaghi dallo Spezia, Manzoni dalla Cisanese e del portiere Biffi dalla Vimercatese. La Coppa arriva dopo undici gare combattutissime giocate contro le migliori formazioni lombarde di Promozione e 1^ Categoria. Il 4 luglio 1971, nel caldo africano del neutro di Arcore, la Tritium batte in finale la Vimercatese per 2-1, con le reti di Parolari e Pesenti. Un successo che riporta in auge il glorioso blasone della squadra trezzese e che diverrà il trampolino di lancio per un avvenire ancor più brillante.

Stagione 1971-1972-1973
Dopo il successo, la Società affronta la stagione 1971-72 con l’obiettivo di un campionato decoroso e l’intento di lanciare i giovani del nostro vivaio in 1^ squadra. L’organico viene affidato a Taiocchi prima e a Pozzi poi, i quali, rispettando i programmi emanati dal Consiglio Direttivo, inseriscono gradatamente i giovani più validi. Pagliaro, Massironi, Comotti, Cornelli, Crippa, Vecchi e Malanchini, vanno ad infoltire la rosa della 1^squadra che viene completata dall’arrivo del portiere Nava, della punta Correggi e dal ritorno di Maiocchi lasciato libero dal Monza. Nell’arco del campionato la squadra s’insedia in una posizione di centro classifica, esplodendo nel finale con una serie di successi che confermano la validità della politica espressa dalla Società. Nella stagione successiva (1972-73), i cambiamenti sono pochi. Il Consiglio è confermato con tutti i suoi effettivi. Si rinnova a Pozzi la fiducia come allenatore della 1^ squadra, e l’organico giocatori, tranne la partenza di Correggi alla Vapriese e l’arrivo di Porta dal Villasanta, è lo stesso. La squadra si esprime su livelli accettabili, senza alcun sussulto, concludendo il torneo di 1^ Categoria con un onorevole 6° posto.

Stagione 1973-1974
La Tritium si presenta sulla linea di partenza in questa stagione, con tutte le premesse per disputare un torneo all’insegna del primato. La Società elabora infatti un delicato programma per potenziare la 1^ squadra, ed avere un traguardo immediato: la vittoria del campionato. La campagna acquisti è intelligente, dosata, pilotata nel migliore dei modi da abili tecnici, e con l’appoggio di un Consiglio Direttivo sempre all’altezza della situazione. Arrivano Cassanmagnago dal Biassono, Piceni e Perletti dal Darfo Boario, Corna e Locatelli dal Ponte S. Pietro, e Vimercati dalla Colnaghese. È la stagione dell’austerity, in cui per gravi motivi economici nazionali, viene vietata la circolazione domenicale delle autovetture private. La Tritium facilita gli sportivi a seguire la squadra, organizzando dei pullman per le trasferte. La risposta è massiccia e a volte uno stesso pullman deve effettuare due volte il tragitto per il sovrannumero di persone che si presentano alla partenza. Sotto la guida dell’allenatore Pozzi Arnaldo, la squadra ottiene consensi con ottimi risultati e s’inserisce subito in vetta alla classifica senza mai essere spodestata per il resto del campionato. Il girone d’andata si conclude senza sconfitte, con 15 risultati utili consecutivi. Nonostante l’euforia ed il magico momento della squadra, il Verdello non molla fino all’ultimo. Il duello è avvincente e dura sino all’ultimissimo minuto del campionato. Nel frattempo la squadra partecipa anche alla Coppa Lombardia, con lusinghieri risultati, l’ultimo dei quali ottenuto a Chiavenna. Tutto fa credere che la Tritium possa bissare Campionato e Coppa, ma in poco tempo lo scenario cambia. Davanti ad un pubblico strabocchevole ed entusiasta, il Verdello espugna il Comunale e si rimette in corsa per il primato, riducendo il distacco ad un solo punto. Dopo quattro giorni, la Chiavennese ci elimina dalla Coppa Lombardia, dopo i calci di rigore nella gara di ritorno a Trezzo. Sembra che tutto stia per saltare, ma nella successiva trasferta sul campo dell’ostico Dalmine, la Tritium sfodera una prestazione magistrale e vince per 1-0 con rete di Baracchetti. L’ultima partita giocata al Comunale di Trezzo contro l’Inzago, è ancora al cardiopalmo, con il rigore trasformato da Locatelli a regalare il ritorno in Promozione. In questa stagione dobbiamo sottolineare anche le bellissime prestazioni sfoderate nel Settore Giovanile, dove le squadre Juniores e Giovanissimi, vincono i rispettivi campionati: un “en plein” migliore di questo, non poteva verificarsi per festeggiare il 65° anniversario di fondazione. Al termine della stagione, l’Amministrazione Comunale, nella persona del Sindaco Carlo Colombo, ex giocatore della Tritium, premia con una semplice ma importante cerimonia il Presidente, i Dirigenti, tutti i giocatori della 1^ squadra, per i brillanti risultati ottenuti in campionato.

Stagione 1974-1975
Dopo la vittoria in 1^ Categoria nulla viene cambiato nell’organico dirigenziale. La squadra viene inserita nel girone bergamasco-bresciano, nel quale fa eccezione, oltre naturalmente alla Tritium, la milanese Cassano. Cisanese, Trevigliese, Lumezzane e Falck sono le squadre più blasonate. La Tritium si rinforza: arrivano Gibellini dalla Fulgor, Berzi dalla Stezzanese, il portiere Palazzi dalla Cisanese e, più tardi, anche Rossoni e Gigli. Con la sapiente regia di Locatelli, e con l’esperienza dei vari Perletti, Passoni, Cassanmagnago e Piceni, la squadra si esprime su livelli eccellenti, arrivando addirittura ad importunare la capolista Trevigliese. Dopo una serie di successi, due dei quali ottenuti in trasferta (a Ponte S. Pietro e Stezzano), la squadra capitola per la prima volta dopo dieci risultati utili con la sconfitta di Carpenedolo. Il girone di ritorno inizia sotto buoni auspici e il campionato si conclude con il terzo posto assoluto. Il Settore Giovanile, ben impostato dal Presidente Vergani e sotto la responsabilità amministrativa di Luigi Comotti, ottiene consensi con prestazioni e risultati più che buoni. Gli Allievi vincono il rispettivo campionato ed il 1° Trofeo Bonaldi a Verdello. Sempre di questa stagione è la costituzione del Tritium Club, sorto per l’interessamento di un gruppo di sportivi che da anni segue la squadra, un gruppo che in seguito darà il suo valido appoggio nel prosieguo dell’attività.

IL CASO ABBIATEGRASSO E LA CONQUISTA DELLA SERIE D

Stagione 1975-1976
Alla sua seconda esperienza nel massimo torneo dilettantistico, la Tritium si rinforza ulteriormente nella campagna acquisti, per poter bissare, quanto ottenuto nella precedente stagione. Lo schema della squadra rimane pressoché inalterato, ma le scelte della dirigenza sono molto veloci e chiare. Arrivano a Trezzo: Astolfi dall’Albinese, Ardemagni dalla Trevigliese, Stucchi dalla Colnaghese; ritorna anche Mario Barzaghi dalla Cisanese. Alla guida tecnica della squadra è confermato lo stesso Arnaldo Pozzi, sulla cui validità non esiste alcuna obiezione. Ma subito vacillano le speranze del clan trezzese. All’esordio ufficiale il pubblico trezzese deve assistere alla prima sconfitta ad opera del Carpenedolo che espugna Trezzo. Solo dopo il pareggio esterno con l’Albinese, i biancoazzurri cominciano a ingranare, fino a raggiungere la testa della classifica tallonati da Falck Vobarno e Carpenedolo. La Tritium partecipa anche alla Coppa Italia dilettanti. Incontra in un triplice confronto il Saronno (gara fatta ripetere dal giudice sportivo per interruzione dell’illuminazione dell’impianto a Saronno), e poi la Caronnese. Nel primo turno si ottiene uno 0-0, a Trezzo e un 2-2 a Saronno; nel secondo turno un 1-1 a Caronno ed un 2-2 a Trezzo, quindi eliminata dal proseguimento per la differenza reti.
In campionato, alla seconda sconfitta casalinga contro l’Albinese, segue la schiacciante vittoria ottenuta a Villanova sul Clisi, che mette le ali ai piedi di Maiocchi e compagni, in uno sprint finale davvero esaltante. I risultati continuano a favore dei trezzesi che arrivano a guidare la classifica con tre lunghezze di vantaggio sugli inseguitori, Albinese, Falck e Carpenedolo. A cinque partite dalla fine, il gioco sembra ormai fatto; invece le trasferte di Almè e Stezzano riservano al clan trezzese delle brutte sorprese e fanno scendere il vantaggio ad un esile sol punto. Tutto si gioca nelle ultime tre gare, dove Verdello, Fulgor e Castiglione vengono liquidate in modo perentorio. La Tritium è al punto più alto della sua storia. Per la Serie D, mancano solo gli spareggi.

I gironi di Promozione lombarda sono tre, ma la Lega mette a disposizione solo due posti nella nuova categoria. Si decide per un mini-torneo e gli avversari fanno paura: Aurora Desio e Abbiategrasso. Il campionato della nostra squadra è stato certamente uno dei più logoranti e al momento di intraprendere gli spareggi, ci si mette una buona dose di sfortuna che priva la squadra di due degli elementi di maggior spicco di tutta la formazione, lo stopper Gibellini e il regista Barzaghi. Il 30 maggio 1976, si gioca a Trezzo Tritium – Aurora Desio. La partita si presenta da subito difficile. L’avversario è forte in tutti i reparti e dimostra di valere già la categoria superiore, andando in vantaggio per 0-1. Ma nel secondo tempo la Tritium ha un’impennata d’orgoglio. Uno stupendo uno-due siglato da Astolfi prima e Berzi poi, getta tutte le premesse per un risultato di prestigio. Ma il direttore di gara, sig. Betti di Siena, nonè d’accordo. Con ampia magnanimità accorda all’Aurora Desio un calcio di rigore che ristabilisce il risultato sul 2 a 2. Nel clan azzurro non si fanno drammi ed il risultato sembra che porti auspici per la successiva gara ad Abbiategrasso, da giocarsi a chiusura degli spareggi. Il risultato della successiva gara tra Aurora e Abbiategrasso, che vede la vittoria dei brianzoli. Alla Tritium basta un pareggio.

Il 13 giugno 1976 si gioca Abbiategrasso-Tritium. Da Trezzo gli sportivi hanno invaso la città abbiatense per assistere al più importante appuntamento della storia del calcio trezzese fino ad allora. Il pomeriggio è molto caldo; la Tritium riesce a recuperare Barzaghi e Gibellini ma non Massironi e schiera in campo: Cassanmagnago; Petrone, Pagliaro; Gibellini, Gervasoni, Corna; Berzi, Barzaghi, Maiocchi, Ardemagni, Astolfi. Durante l’incontro le azioni si mantengono sul piano dell’equilibrio, ma nella ripresa la Tritium passa in vantaggio con Ardemagni. Il pareggio dell’Abbiategrasso arriva quasi imemdiato ma, dopo qualche minuto, Berzi sfrutta un’occasione d’oro e riporta di nuovo in vantaggio la squadra. Sembra fatta. Ma ancora una volta, l’arbitro, il sig. Sagrestani di Roma, rompe l’incantesimo. Questi decide di accordare uno strano calcio di rigore contro la Tritium, che permette a Marnati di pareggiare. Anche questo nuovo risultato andrebbe bene ai biancoazzurri, ma proprio all’ultimo minuto di gioco succede l’incredibile: Zorzan segna in posizione di fuori gioco, il guardalinee segnala, ma Sagrestani convalida. Sugli spalti succede il finimondo, in campo altrettanto. Gara terminata? Nessuno sa rispondere perché arbitro e guardalinee non riprendono il gioco al centro e corrono verso gli spogliatoi dopo che un giocatore della Tritium ha colpito alla gamba uno di questi due ultimi. Gli sportivi di Trezzo, nel frattempo, divelgono la rete di recinzione ma sono bloccati prima di entrare in campo dall’intervento dell’allenatore Pozzi che chiede loro calma. I giocatori di Trezzo, increduli per quanto successo, non vogliono rientrare negli spogliatoi. Quelli dell’Abbiategrasso, con una grande “D” verso il cielo, girano per il campo sospinti dal loro pubblico. E’ l’epilogo di una partita mai dimenticata dagli sportivi trezzesi. Un’invasione di campo che costerà alla Tritium squalifiche dure, ma che alla fine porterà l’ammissione alla Serie D.

La gara, seppur valida agli effetti del risultato, è viziata da un errore. Alla partita ha partecipato tra le file dell’Abbiategrasso un giocatore in precedenza squalificato. Se ne ricorda bene il segretario Rino Tinelli che con calma, in un locale attiguo, mentre l’attenzione di tutti è altrove, stende una riserva scritta sulla irregolarità della gara, che sarà successivamente presentata all’arbitro. Ha inizio così il caso più chiacchierato di quell’estate. La stampa più volte s’interessa agli sviluppi della situazione e i dirigenti sono chiamati a più riprese in Federazione. La gara si dovrebbe ripetere, ma la cosa metterebbe in moto, in un periodo troppo avanzato (siamo alla fine di luglio) un’ulteriore farsa, per l’impossibilità di avere le squadre al completo, per le squalifiche sopravvenute ai giocatori, o per i trasferimenti già effettuati di alcuni di essi. Il Presidente Vergani e il segretario Tinelli non hanno esitazione ad accettare le proposte del Sig. Bettinelli, Commissario del Comitato Regionale Lombardo, di far compagnia a Desio ed Abbiategrasso in Serie D per un posto resosi libero in seguito alla rinuncia della Rotaliana. La bellissima notizia quella sera di luglio corre come un fulmine per tutti i bar e tutte le case di Trezzo.

Piena giustizia è stata fatta, la Tritium già inizia i preparativi per la nuova stagione. È il 16 luglio 1976. Quella stessa sera chiudono i trasferimenti. La squadra è decimata per le squalifiche di Cassanmagnago, Ardemagni e Maiocchi. I due dirigenti fanno la staffetta da Milano (FIGC) a Trezzo e poi da Bergamo, sede dell’Atalanta, ancora a Milano. Grazie al rag. Franco Morotti, dalla Società orobica arrivano a rinforzare la squadra Biella, Parolini e Ferrari.